La Conferenza delle contraddizioni.

A novembre, si è tenuta in Egitto, a Sharm el-Sheikh, la ventisettesima Conferenza delle Parti (COP27): il vertice internazionale che annualmente riunisce governi, business, società civile e altri stakeholder per accelerare l’azione collettiva per il clima. Lo scopo ultimo della Conferenza delle Parti (in inglese Conference Of Parties – COP) è quello di riunire tutti i Paesi che hanno ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici [1], per trovare linee comuni e strategie volte a contrastare in modo unito e concorde i cambiamenti climatici che affliggono il nostro pianeta.

Richiamando l’Accordo di Parigi e gli obiettivi prefissati durante la precedente Conferenza, ovvero la COP26 di Glasgow del 2021 [2], i principali obiettivi [3] fissati durante la recente COP27 sono:

  1. Limitare il riscaldamento globale ben al di sotto di 2°C e lavorare per mantenere vivo l’obiettivo di 1,5°C. Per raggiungere questo obiettivo, ogni Paese dovrà presentare i propri obiettivi per ridurre le emissioni entro il 2030 che siano allineati con il raggiungimento di un sistema a zero emissioni nette entro la metà del secolo.

Nonostante sia stato rinnovato questo impegno comune a mantenere l’innalzamento della temperatura del pianeta al di sotto dell’1,5°C entro il 2050 rispetto ai livelli preindustriali, questo rappresenta oggi una sfida complessa ed estremamente ambiziosa, data la situazione attuale già molto vicina al limite fissato.

  1. Adattarsi ai cambiamenti climatici estremi per la salvaguardia delle comunità e degli habitat naturali mantenendo e rinnovando i risultati raggiunti in seguito alla COP26.
  2. Mobilitare i finanziamenti, sia pubblici che privati, per raggiungere gli obiettivi prefissati, concentrandosi sul rafforzamento della trasparenza dei flussi finanziari e sulla semplificazione dell’accesso ai finanziamenti per incontrare le esigenze dei Paesi i via di sviluppo.
  3. Collaborare e lavorare insieme per raggiungere gli obiettivi prefissati e garantire che il mondo stia adottando una transizione giusta, resiliente e sostenibile che non lasci indietro nessuno. Governi, settore privato e società civile devono collaborare, unitamente, per trasformare il modo in cui interagiamo col pianeta.

Partendo da questi obiettivi, dalla Conferenza sono emersi alcuni risultati pratici e concreti:

  1. L’istituzione di un Fondo internazionale di compensazione per le perdite e i danni “Loss and Damage” [4], rivolto soprattutto ai Paesi “particolarmente vulnerabili” rispetto alla crisi climatica, ovvero quelli maggiormente esposti ai danni del cambiamento climatico e non in grado di farvi fronte da soli dal punto di vista finanziario;
  2. Il Global Shield [5], proposto dai Paesi del V20 (il gruppo composto da 58 economie vulnerabili guidate dal Ghana) e dai Paesi del G7 (guidati alla Germania), che ha come obiettivo il sostegno finanziario ai Paesi in via di sviluppo, attraverso l’investimento, da parte dei Paesi più ricchi, in una serie di assicurazioni pronte a intervenire in caso di disastri climatici.
  3. La Bridgetown Initiative [6], che propone di semplificare il finanziamento delle infrastrutture necessarie per adattarsi ai cambiamenti climatici, attraverso una revisione del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale.
  4. La creazione, da parte dei Paesi in via di sviluppo, di piani di prosperità climatica il cui obiettivo è quello di destinare finanziamenti a progetti in grado di combattere la crisi climatica sostenendo contemporaneamente la crescita economica.

In conclusione, i progressi raggiunti durante questa ventisettesima Conferenza sono positivi, ma la situazione risulta essere ancora molto tortuosa. Per i Paesi partecipanti la più grande sfida rimane l’individuazione di processi e piani pratici che consentano di affrontare in modo efficace l’inarrestabile cambiamento climatico che minaccia il nostro pianeta.

In un momento segnato dall’aumento del prezzo delle materie prime e dalla crisi energetica, è ancora più sfidante e necessaria una transizione giusta verso fonti rinnovabili e pulite, che abbiano un minore impatto sul nostro pianeta, e che allo stesso tempo coinvolga tutti i Paesi, senza lasciarne indietro nessuno.

La Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici ha fatto un passo avanti verso la giustizia climatica, attraverso ad esempio l’istituzione del Fondo “Loss and Damage”, ma dall’altra parte non sono state ancora identificate delle linee guida per ridurre le emissioni e il ricorso a combustibili fossili, nonostante ad oggi abbiamo una possibilità su due di raggiungere la soglia degli 1,5 gradi centigradi già entro i prossimi cinque anni. Le proposte di questa COP, ma anche le sue lacune, devono essere l’inizio di un percorso più preciso e strutturato verso una transizione ecologica efficace, capace di risollevare le sorti non solo del pianeta, ma anche delle persone che lo abitano.

A cura di Impronta Etica*

*Impronta Etica è un’Associazione senza scopo di lucro costituitasi nel 2001
per la promozione e lo sviluppo della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa (RSI).

[1] Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici
[2] COP 26 di Glasgow
[3] Obiettivi COP27
[4] Fondo internazionale di compensazione per le perdite e i danni
[5] Global Shield
[6] Bridgetown Initiative

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