Tra iniziali buone pratiche e sfide per le aziende pioniere.

Negli ultimi anni, la rendicontazione di sostenibilità è diventata uno strumento fondamentale per integrare le pratiche sostenibili nei processi aziendali. A normare questo processo in modo puntuale e dettagliato, è giunta nel 2022 la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) recepita in Italia con il Decreto Legislativo a settembre 2024. Questa Direttiva amplia il numero di aziende obbligate a fornire una rendicontazione di sostenibilità, introducendo nuovi requisiti di reporting.

Una nuova normativa che mira a rendere il reporting il più possibile uniforme, trasparente e affidabile, riducendo al minimo le ambiguità. A tal fine, sono stati sviluppati i nuovi Standard europei per la rendicontazione di sostenibilità (ESRS) dall’EFRAG su incarico della Commissione europea. Questi standard supportano le aziende nella comunicazione delle informazioni relative agli impatti, ai rischi e alle opportunità materiali in ambito ambientale, sociale e di governance, in linea con le nuove disposizioni.

Il 2025 rappresenta l’anno della svolta, in quanto nei prossimi mesi vedranno la pubblicazione i bilanci di sostenibilità del primo gruppo di aziende già sottoposte alla precedente Dichiarazione Non Finanziaria (DNF).

Rispetto alle prime pratiche di reporting, dall’osservatorio di Impronta Etica emergono alcune tendenze ed elementi di interesse sulla condotta delle imprese, che consentono di tracciare un quadro dell’iniziale approccio alla nuova normativa sulla rendicontazione.

Il primo elemento che emerge riguarda gli approcci organizzativi alle nuove logiche di reporting, sottolineando come la nuova normativa abbia favorito una maggiore collaborazione interna tra diverse funzioni dell’impresa, fungendo da catalizzatore per un virtuoso lavoro di squadra all’interno della governance dell’organizzazione. Il numero di organizzazioni che però assegna ancora il compito di questo processo a una singola funzione è molto elevato. La nuova Direttiva ha in sé la volontà di rendere la rendicontazione di sostenibilità un processo sempre più strategico che va a produrre delle conseguenze chiare anche nei processi organizzativi interni, stimolandone una pianificazione funzionale che renda la sostenibilità sempre più capillare ed integrata in ogni parte dell’azienda stessa. Un processo che richiederà tempo di adattamento, soprattutto per le realtà che non partivano da una governance e da una cultura di sostenibilità interna già radicata.

Altro elemento di forte novità della nuova normativa è l’ampliamento della portata delle informazioni rendicontate che vanno a coinvolgere tutta la catena del valore, a monte e a valle. Questo aspetto risulta essere l’elemento di maggiore complessità ad oggi, soprattutto per le imprese che si trovano ad agire su una catena del valore estremamente variegata e dislocata. Riuscire quindi ad ottenere le informazioni necessarie in modo esaustivo non è semplice, soprattutto in questa prima fase di adeguamento.Nonostante le sfide che comporta, l’allargamento del perimetro rappresenta un importante cambio di passo consentendo di estendere la sostenibilità al di fuori della mera realtà aziendale, coinvolgendo a cascata anche altri soggetti di più piccole dimensioni che rientrano nelle catene del valore delle imprese più grandi.

La Direttiva ha inoltre introdotto il tema di doppia materialità: un nuovo concetto di materialità dinamico che aggiunge alla materialità di impatto anche la materialità finanziaria, andando a tenere conto tanto degli impatti che l’impresa produce verso l’esterno quanto i rischi e le opportunità che possono sopraggiungere dal contesto esterno nei confronti dell’organizzazione. Ad oggi, sono molte le organizzazioni cha hanno iniziato ad adottare un approccio relativo alla doppia materialità, pubblicando già le prime sperimentazioni o cominciando ad avvicinarsi a questa pratica in modo progressivo. Per compiere questo processo in modo funzionale e strategico, risulta fondamentale compiere un’iniziale analisi dettagliata e coerente del contesto e dello scenario in cui l’impresa si trova. È quindi importante raccogliere report e documenti che vadano ad analizzare i propri competitor ed il proprio mercato, i rischi e megatrend di scenario e i principali elementi significativi da tenere in considerazione per andare poi ad analizzare il proprio specifico caso interno.

Infine, la CSRD introduce la richiesta di inserire anche informazioni prospettiche nella propria rendicontazione, con esplicitazione degli obiettivi e dell’orizzonte temporale. Le informazioni, quindi, non sono più rendicontate come uno storico rispetto al passato, ma anche con un’ottica strategica di pianificazione, rispetto alle azioni che si pensa di mettere in campo in futuro. Attualmente l’orizzonte temporale più utilizzato dalle imprese per la rendicontazione prospettica delle informazioni risulta essere quello al 2030, anno traguardo degli SDGs e quindi riferimento principale per gli obiettivi dei piani di sostenibilità posti. Al momento, gli orizzonti temporali più lunghi si riscontrano solo sulla parte ambientale e sul cambiamento climatico, in cui inevitabilmente si ragiona maggiormente per scenari.

In conclusione, lo scenario delineato è segnato da significative pratiche virtuose che da alcuni elementi di complessità ancora da snodare. Il recepimento completo della Direttiva richiederà tempo e un periodo di adeguamento da parte delle imprese, che comprenderanno come interpretare al meglio gli obblighi cogliendone tutte le opportunità strategiche e arginando le sfide. Impronta Etica ha lungamente lavorato con questo tema, di primaria rilevanza per le imprese, organizzando nel corso di tutto il 2024 una formazione per i propri Soci volta a fornire competenze e generare dialogo. Anche per il 2025 l’Associazione presidierà gli sviluppi della tematica, continuando a coinvolgere in questo processo i suoi associati e i suoi stakeholder.

Articolo redatto da Impronta Etica, Associazione senza scopo di lucro costituitasi nel 2001
per la promozione e lo sviluppo della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa (RSI).

28 Febbraio 2025

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