#Generazione20.20 foto di Maurizio di Leo

GENERAZIONI

Per cominciare con il piede giusto, sociologicamente si indica con “generazione” un gruppo di persone che nello spazio storico sociale, siano state esposte ad influenze culturali dello stesso tipo.

Vero è che in questi mesi, all’interno delle nostre case, l’esperienza ci ha accomunati e l’impossibilità di essere in luoghi diversi ci ha costretti ad interagire, tuttavia, il mondo fuori ha evidenziato quelle generazioni in auge, a scapito di altre.

Ritrovandoci nella nostra riunione di redazione, abbiamo voluto viaggiare attraverso la linea del tempo, passando dai maturandi a quelli più piccoli, fino alla fine del viaggio con qualche ruga di saggezza.
Questa settimana ha coinciso anche con la riapertura delle scuole, una notte prima degli esami che per questa generazione di ragazzi avrà avuto un sapore un po’ insolito, “forse cambiati, forse un po’ diversi”, direbbe Venditti.

Buona lettura e… speriamo che ce la caviamo!

“Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia”, scriveva nella poesia l’Urlo Allen Ginsberg.
In fondo i passaggi tra generazioni hanno da sempre una carica dirompente, a volte instabile, equilibrismi tra il desiderio di bruciare ciò che è stato e il fascino salvifico di pensare oltre l’immaginabile.
Una generazione che vive il futuro con il tempo dell’immediato svanire, “siamo realisti, vogliamo l’impossibile”, per citare un vecchio slogan degli anni 60.
Eppure, il valore non si genera solo fra i banchi di scuola di quattro mura delimitate: la scuola si è adattata, pur fra contraddizioni e criticità. Ed è tempo dei bilanci, di una nuova e diversa maturità da conquistare a distanza, fra luci e ombre dei nuovi spazi da riempire e di cervelli in divenire.
Cambiano le abitudini, muta la nostra percezione e porzione di tempo, se prima calpestavamo le strade tra negozi e aperitivi, ora consumiamo ancora di più il tempo dei media, dalla scrivania al divano, di passaggio da uno schermo all’altro alla ricerca di un nuovo modo di tratteggiare il futuro, o forse di un minore impatto psicologico.
Una partita complessa che si gioca su diversi campi, fra generazioni di genitori che oltre a quello “work”, evocano lo smart caring, tra il desiderio di alzare la coppa dell’integrazione familiare, sociale e lavorativa, e la voglia di trovare modelli da condividere.
Eppure, in questi giorni in cui si dibattono le sorti di anni di studio e la maturità viene decretata da un numero, ci si interroga su che senso abbia oggi studiare se a rifarci la testa sono stati i parrucchieri, prima ancora delle scuole, e sul valore di sviluppare un pensiero critico che abbracci tutte le generazioni nel tempo, soprattutto quelle che non vogliono essere dimenticate, verso cui è necessario accendere una luce come scudo all’invisibilità.
D’altronde, oggi non servono eroi ma solo la voglia e la consapevolezza di aprire delle domande, per non cedere all’indifferenza del tempo, ricercando quello da cui lo studio ci salva, poiché il raggiungimento della maturità coincide con l’essere pronti alla vita.
Una vita da rintracciare fra le nostre radici, passando attraverso la terra, perché sostenibilità è la garanzia e la fiducia di un futuro migliore per le prossime generazioni, almeno auspicabilmente, affinché nessuno si senta messo in disparte, in un mondo che continua inesorabilmente a correre.
Lo stesso che pensa che lo scontro fra generazioni passa dall’abbattimento dei simboli, in cui la memoria si confronta con la rimozione.
In fondo, l’unico modo per fare davvero i conti con il passato è saperlo contestualizzare, in un presente che ha tutta la voglia di cambiare.

#Giustadisale – Tutto ciò che ha gusto

Tutte le generazioni, mai come in questo periodo, hanno dovuto riscoprire il valore della resilienza, confrontandosi ognuno con la propria porzione di responsabilità. Laura Malfatto incontra Francesco Giorgino,volto noto del TG1 e docente alla Luiss School of Government, per una riflessione che muove dalla capacità di ognuno di trasformare un’avversità in un’opportunità indagando sul concetto più profondo di ethos, a scapito di mores.

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Luci Cooperative

Biljana Prijic, Alleanza 3.0

L’intergenerazionalità delle cooperative è il fondamentale per me più bello e forse quello più difficile da attuare in un sistema di capitalismo avanzato che periodicamente travolge singole imprese e interi settori senza possibile resistenza. Non ho idea se esistessero cooperative produttrici di macchine per scrivere (voi lo sapete? ditecelo!), ma dubito sia stato possibile fermarne l’obsolescenza e passare il testimone a una nuova generazione di cooperatori. Però esistono in forma cooperativa anche startup innovative il cui tasso di mortalità fisiologica è indice di vitalità dell’economia e di sana competizione tra idee e modelli di business. Allora, forse, possiamo ripensare anche l’intergenerazionalità, per tenercela cara. Proprio perché la generazione attuale di cooperatori deve pensare anche a quella successiva, la tensione alla permanenza sana sui mercati deve essere ancora più responsabile e lungimirante. E ove questa permanenza non fosse possibile, bisogna comunque pensare alle persone, in modo che possano restare cooperatori anche oltre la propria cooperativa.
In questa emergenza è stato (ancora più) lampante come tutte le generazioni siano penalizzate in qualcosa. Quella anziana è esclusa dal digitale, i millennials non sanno cosa sia la stabilità, chi va a scuola è ignorato dalla politica in quanto improduttivo e non votante. Credo che la cooperazione possa agire in termini di empowerment dei suoi soci e delle comunità in cui opera, trovando modi di fare impresa inediti che chi ragiona in ottica di mera massimizzazione del profitto fa più fatica a vedere. Le cooperative sanno parlare a più generazioni, è un momento giustissimo per dimostrarlo.

Scaffale

Diario di scuola, Daniel Pennac, Feltrinelli Editore

La ricerca di una maturità, di uno stile, la voglia di trovare un proprio piccolo posto nel mondo visto dalla parte degli esclusi, dalla parte di chi si trova etichettato nello stereotipo della scommessa persa. Un libro che affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni, non alunni qualsiasi ma degli “sfaticati”, “fannulloni”, degli scavezzacollo, dei “cattivi soggetti”, insomma quelli che vanno male a scuola.

In parte autobiografico, con una struttura leggera, in cui si alternano brevi frasi, aneddoti, racconti che ci lasciano una bella finestra aperta sulle infinite possibilità dei ragazzi.

In fondo, nonostante gli incidenti, le astenie, le sconfitte della volontà, tutti possiamo diventare un Daniel Pennac.

Sei interessato a leggere il libro? Ti ricordiamo che esiste MLOL, la biblioteca digitale aperta e partecipata. Per prendere libri in prestito quando vuoi e dove vuoi.

La sfida per i lettori

In questo numero abbiamo parlato di generazioni, che si scontrano, confrontano. Non solo clessidre del tempo, ma universi di senso, dal più piccolo al più grande, e viceversa, perché ogni cosa ritrovi valore e continui a produrlo.
La domanda che vorremmo farvi è: come pensi che la tua generazione stia affrontando il momento che stiamo attraversando?
Se vorrai condividere le tue riflessioni, le leggeremo come sempre di buon grado all’indirizzo email: illatopositivo@cnsonline.it

È a proposito di considerazioni e pensieri in movimento che vogliamo ringraziare Giuliana Caroli di Coopservice per averci inviato la sua personale riflessione sul numero 6 “Cittadini e no”, e per aver voluto condividere una lettura. Ecco, questo è il Lato Positivo.
Scarica la riflessione in formato pdf

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