La recente normativa e le sue relative opportunità.
Fare sostenibilità nelle imprese oggi non significa più solo e soltanto implementare una strategia di sostenibilità nelle proprie attività e operazioni aziendali, ma significa garantire l’attuazione di questa in tutta la propria catena del valore, a monte e a valle, coinvolgendo i numerosi attori che la compongono. In altre parole, lavorando alla costruzione di una catena del valore trasparente e responsabile, in grado di realizzare un impatto sociale e ambientale positivo, un’azienda si può dichiarare sostenibile.
Proprio per garantire questo aspetto, la normativa europea ha recentemente visto un forte sviluppo per quanto riguarda la sostenibilità della catena del valore, culminato con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale da parte della Commissione europea lo scorso 5 luglio 2024 della Direttiva per una due diligence sostenibile (CSDDD). La Direttiva indica i requisiti obbligatori di due diligence che le aziende devono attuare per identificare, prevenire e mitigare gli impatti negativi dell’attività delle aziende sui diritti umani e sull’ambiente. Più nello specifico, la Commissione europea ha lanciato la CSDDD con l’obiettivo di:
- Promuovere comportamenti aziendali sostenibili e responsabili;
- Garantire che le aziende identifichino e affrontino gli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente;
- Evitare la frammentazione normativa europea, dato che alcuni Paesi hanno già avviato iter legislativi per regolamentare la materia.
La normativa si applica alle imprese europee ed extra-europee con più di 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato netto mondiale e definisce la catena del valore includendo solo i partner commerciali diretti ed esclusione delle attività di smaltimento.
Il legislatore ha previsto un approccio graduale all’integrazione degli obblighi normativi, prevedendo:
- dal 2027, per imprese con più di 5.000 dipendenti e un fatturato superiore a 1.500 milioni di euro. Per le imprese extra-UE il criterio di applicazione è solo quello del fatturato;
- dal 2028, per imprese con più di 3.000 dipendenti e un fatturato superiore a 900 milioni di euro. Per le imprese extra-UE il criterio di applicazione è solo quello del fatturato;
- dal 2029, per tutte le altre imprese con più di 1.000 dipendenti e un fatturato superiore a 450 milioni di euro. Per le imprese extra-UE il criterio di applicazione è solo quello del fatturato.
Le organizzazioni rientranti nell’ambito di applicazione saranno tenute a integrare le prescrizioni della CSDDD al proprio interno. Più nello specifico, gli obblighi riguardano:
- L’integrazione del dovere di diligenza nelle politiche e nei sistemi di gestione del rischio.
- Identificazione e valutazione degli impatti negativi attuali e potenziali sui diritti umani e sull’ambiente.
- Prevenzione e mitigazione dei potenziali impatti negativi ed eliminazione (o minimizzazione) degli impatti negativi attuali.
- Stabilire e mantenere strumenti di segnalazione e canali di reclamo.
- Verificare, monitorare e valutare l’efficacia delle misure.
- Rendicontare la politica e le misure di due diligence in conformità alle disposizioni.
- Dotarsi di un piano industriale di transizione piano industriale di transizione compatibile con una traiettoria orientata alla limitazione del riscaldamento globale a 1,5°C e con l’obiettivo delineato dal Green Deal europeo di conseguire la neutralità climatica entro il 2050.
Rispetto a ciò che la Direttiva prescrive, le microimprese e piccole e medie imprese (PMI) non sono direttamente interessate dalle regole proposte, non essendo incluse nell’ambito di applicazione. Nonostante questo, le PMI saranno influenzate dalle disposizioni della Direttiva a cascata in quanto appaltatrici o subappaltatrici delle aziende che rientrano negli obblighi normativi. Facendo parte della catena del valore di imprese di più ampie dimensioni, anche le imprese più piccole subiranno quindi gli effetti della due diligence, trovandosi a loro volta ad integrare politiche correlate nei propri processi produttivi.
Sebbene la nuova normativa comporti una serie di cambiamenti e nuovi equilibri spesso complessi e dispendiosi da apportare, essa favorisce anche l’innescarsi di processi virtuosi e nuove opportunità.
Infatti, i nuovi obblighi porteranno le imprese non solo a ridurre l’impatto negativo sull’ambiente della propria catena del valore, con l’introduzione di politiche green su scala più ampia, ma anche nuove garanziesulle politiche sociali volte alla tutela dei lavoratori e al miglioramento delle condizioni di lavoro. Questo consentirà di avere un effetto positivo sulle proprie persone all’interno dell’impresa e su tutte quelle coinvolte nel processo produttivo. Inoltre, un approccio sostenibile e responsabile alla catena di fornitura, comporta l’introduzione di processi di monitoraggio e verifica delle informazioni provenienti dalla propria catena del valore, che ne garantisce l’attendibilità,la trasparenza e ne limitano il livello di rischio.
In conclusione, la Direttiva due diligence introduce nuove pratiche e processi che contribuiscono ad estendere l’effetto positivo della propria strategia di sostenibilità su una scala più ampia in termini di coinvolgimento degli attori, generando un cambiamento ancora più significativo e compiendo un passo importante verso il raggiungimento di un futuro sostenibile. Le imprese, soprattutto di grandi dimensioni, fungono ancora una volta da traino di questa transizione, coinvolgendo le imprese più piccole che si trovano a fare la loro parte e a rivedere il proprio business sotto la lente dell’integrazione della sostenibilità potendone cogliere le opportunità competitive e strategiche.
A cura di Impronta Etica*
*Impronta Etica è un’Associazione senza scopo di lucro costituitasi nel 2001
per la promozione e lo sviluppo della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa
25 Luglio 2024




