Sfide, opportunità e strategie per valorizzare il capitale naturale nel panorama globale

La biodiversità, definita dall’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) come “la variabilità tra gli organismi viventi di qualsiasi origine, compresi gli ecosistemi terrestri, marini e acquatici e i complessi ecologici di cui fanno parte“, rappresenta il nucleo vitale della natura stessa in cui siamo immersi. Essa, infatti, svolge un ruolo fondamentale nel garantire la vita sul pianeta e i servizi ecosistemici essenziali: dall’impollinazione alla regolazione del clima, fino alla rigenerazione delle risorse naturali.

Partendo da questa consapevolezza, il contesto globale ha progressivamente posto la biodiversità al centro del dibattito ambientale, riconoscendone l’importanza e la necessità di una sua tutela. Nel1992, fu compiuto il primo passo di questo percorso con la firma di 196 Paesi della Convenzione sulla Diversità Biologica a Rio de Janeiro, che ha sancito un primo obiettivo di conservazione della biodiversità e promozione di un uso sostenibile a livello globale. La COP15 svoltasi nel 2022 a Montreal ha rappresentato un ulteriore svolta rispetto al percorso globale per arrestare e invertire la perdita di biodiversità con l’approvazione dei Paesi partecipanti del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework. Questo nuovo quadro di riferimento globale ha definito un percorso chiaro e definito di target da raggiungere entro il 2030per arrestare la perdita di biodiversità, con l’obiettivo di arrivare entro il 2050 ad un pieno ripristino degli habitat mantenendo la loro capacità di fornire i servizi ecosistemici essenziali.

La COP16 svoltasi a Cali, in Colombia, dal 21 ottobre al 1° novembre di quest’anno avrebbe dovuto proseguire sulla strada tracciata fornendo i finanziamenti necessari per l’implementazione del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, ma non è stato raggiunto un accordo tra i Paesi partecipanti. Nonostante il fallimento dei negoziati rispetto ai meccanismi di finanziamento, la COP16 ha comunque ottenuto importanti risultati a partire dalla formazione di un organismo permanente di rappresentanza delle comunità indigene nell’ambito della Convenzione sulla Biodiversità Biologica e l’istituzione del “Fondo Cali” che garantisce una redistribuzione dei profitti derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche per piante e animali per sostenere la tutela della biodiversità.

Il quadro globale relativo agli impegni che numerosi Paesi del mondo hanno sottoscritto, non coinvolge soltanto le istituzioni, ma una serie di attori che giocano un ruolo chiave per la tutela della biodiversità.

Tra questi attori, le imprese sono certamente tra i più centrali, venendo fortemente influenzate dal tema della biodiversità, e incidendo a loro volta su di essa con il proprio agire. Andando più nel dettaglio, il rapporto tra biodiversità e imprese si struttura attorno a quattro categorie: impatti, dipendenze, rischi e opportunità.

Le attività aziendali possono avere impatti significativi sulla biodiversità, compromettendo la sua capacità di fornire i servizi ecosistemici essenziali. Ad esempio, pratiche come la deforestazione o l’uso eccessivo delle risorse naturali riducono la resilienza degli ecosistemi, aumentando il rischio di eventi climatici estremi.

Le imprese sono anche strettamente dipendenti dai servizi ecosistemici che forniscono le risorse necessarie per la continuità aziendale, una perdita di biodiversità è quindi considerato un rischio per le imprese. In particolare, i rischi legati alla biodiversità si dividono in due categorie principali:

  1. Rischi fisici, derivanti da fenomeni ambientali come la scarsità di risorse naturali o gli eventi climatici estremi.
  2. Rischi di transizione, legati ai costi e alle sfide associate alla transizione sostenibile.

Quando parliamo di biodiversità rispetto al mondo delle organizzazioni, quindi, non parliamo più di un aspetto ad appannaggio dell’impegno volontaristico dell’azienda verso l’ambiente, ma di un tema economico e strategico che ha un diretto impatto sulla produttività e la resilienza del business. Integrare la biodiversità nel proprio modello di business rappresenta infatti un’opportunità strategica per le imprese in termini di innovazione, reputazionali e di gestione del rischio.

In conclusione, quello della biodiversità rimane ancora oggi un tema complesso e ricco di insidie a cui però non si sta smettendo di dedicare risorse e lavoro. Gli ultimi anni hanno permesso di capire che oggi non è più possibile ignorare questo tema, soprattutto per le imprese che ne vivono in modo diretto le conseguenze e implicazioni.

Integrare la biodiversità nelle strategie d’impresa non è solo una necessità per il pianeta, ma un’opportunità per rafforzare la resilienza delle imprese e creare valore a lungo termine. Le imprese hanno un ruolo fondamentale nel promuovere un modello economico in equilibrio con la natura, in cui la tutela e il ripristino degli ecosistemi siano centrali. Agire in un’ottica nature-positive significa non solo ridurre gli impatti negativi, ma cogliere le opportunità offerte da una gestione sostenibile della biodiversità. Integrare la biodiversità nelle strategie delle imprese è una priorità per costruire un futuro più sostenibile, equo ed inclusivo.

Articolo redatto da Impronta Etica, Associazione senza scopo di lucro nata nel 2001 per promuovere la sostenibilità e la responsabilità sociale d’impresa.

29 Novembre 2024

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