Una strategia aziendale dalla progettazione al fine vita.
Negli ultimi mesi, Impronta Etica ha promosso un laboratorio rivolto ai propri Soci, dedicato al tema della catena del valore, uno degli aspetti centrali, ma anche più articolati e complessi, per le imprese che vogliono affrontare in modo strategico e sostenibile le sfide attuali e future. L’iniziativa ha coinvolto la base associativa in un percorso di approfondimento e confronto, offrendo l’opportunità di esplorare in modo strutturato le diverse dimensioni e complessità legate a questo tema.
Addentrandoci nel tema, la catena del valore può essere definita come l’insieme delle attività, risorse e relazioni che supportano il modello di business di un’impresa e si estendono all’ambiente esterno in cui essa opera. Essa comprende quindi tutte le componenti (interne ed esterne) su cui l’organizzazione fa affidamento per ideare, realizzare, distribuire e accompagnare i propri prodotti o servizi lungo l’intero ciclo di vita, dalla fase di concezione fino al consumo e al fine vita. Le più rilevanti includono:
- Le attività e le risorse interne all’organizzazione, come ad esempio le risorse umane;
- Le attività lungo i canali di fornitura, marketing e distribuzione, come l’approvvigionamento di materiali e servizi, la vendita e la consegna di prodotti e servizi;
- Il contesto esterno in cui opera l’impresa, inclusi gli aspetti finanziari, geografici, geopolitici e normativi.
Ad oggi le imprese sono sempre più chiamate ad adottare un approccio sostenibile nella gestione della catena del valore, sia perché spinte da una crescente consapevolezza degli impatti ambientali e sociali generati lungo l’intera filiera sia a causa di un’evoluzione normativa significativa, in particolare a livello europeo. Infatti, negli ultimi anni si è assistito a una proliferazione normativa che ha posto la filiera produttiva al centro delle agende legislative. Numerosi atti legislativi regolano, in modo più specifico o maggiormente generico, i nuovi obblighi e perimetri per le imprese circa gli impatti e le azioni generati al di fuori del mero perimetro aziendale. Tra le principali iniziative troviamo certamente la Direttiva sul reporting di sostenibilità delle imprese (CSRD) con i relativi Standard europei ESRS, e la più recente Direttiva sulla due diligence di sostenibilità delle imprese (CSDDD), che si occupa di definire il modo specifico le nuove richieste per le organizzazioni in merito alla value chain.
In particolare, la CSRD impone alle imprese obblighi stringenti di rendicontazione sugli impatti ESG lungo tutta la catena del valore; mentre la CSDDD introduce doveri di due diligence obbligatori, imponendo alle aziende di identificare, prevenire, mitigare e rendicontare i rischi legati ai diritti umani e all’ambiente, sia nelle proprie attività che in quelle dei partner commerciali a monte e a valle. Questo quadro normativo è però ancora in via di definizione, nei prossimi anni sarà progressivamente integrato e rafforzato, imponendo un ripensamento strutturale dei modelli di governance, delle strategie di filiera e delle responsabilità lungo tutta la catena del valore.
Tuttavia, nonostante l’esistenza di un quadro normativo in continua evoluzione, la crescente complessità delle catene del valore, caratterizzate da una forte dislocazione geografica e da una diversificazione elevata, rende la sua gestione sostenibile un tema particolarmente sfidante per le imprese. Quest’ultime si trovano infatti ad affrontare difficoltà significative nel monitoraggio e nel controllo dei processi, così come nell’ingaggio efficace di fornitori e altri attori coinvolti lungo tutta la filiera, nella gestione integrata dei rischi operativi, legali e reputazionali, elementi che richiedono una strategia coordinata e una piena trasparenza e tracciabilità dei processi produttivi. Tra le altre complessità relative a questo tema, troviamo anche comunicazione efficace con gli stakeholder interni ed esterni, che si conferma un fattore critico per garantire allineamento e responsabilità condivise; oltre alla capacità di valutare in modo sistemico le dipendenze da risorse naturali, umane e sociali come processo essenziale per assicurare la resilienza del modello di business nel medio-lungo termine, integrando la sostenibilità come un driver strategico fondamentale.
Nonostante queste complessità però, l’adozione di un approccio responsabile alla gestione della catena del valore rappresenta soprattutto una leva strategica per generare valore competitivo e opportunità di crescita. Integrare la sostenibilità nelle strategie di filiera consente infatti una pianificazione più efficace, una migliore individuazione delle aree critiche e un monitoraggio strutturato dei progressi verso obiettivi di lungo periodo dell’organizzazione nel suo complesso. Dal punto di vista operativo, una gestione sostenibile permette di ottimizzare l’uso delle risorse, ridurre i costi e contenere gli impatti ambientali, facilitando l’adozione di modelli produttivi più circolari ed efficienti. Sul piano sociale, invece, favorisce la costruzione di una filiera equa e inclusiva, fondata sul rispetto dei diritti umani, della dignità del lavoro e del benessere delle comunità coinvolte: elementi che si traducono in benefici tangibili per l’impresa, come il rafforzamento della reputazione, l’aumento della fiducia da parte di stakeholder e investitori, e il consolidamento del posizionamento competitivo sul mercato, che risulta sempre più orientato alla trasparenza, alla responsabilità e alla creazione di valore condiviso.
L’integrazione della sostenibilità lungo la catena del valore richiede un percorso strutturato che si traduca in azioni operative concrete e coerenti. Oltre alla guida del framework regolatorio vincolante e volontario esistente a livello globale, che consente di agire con riferimenti chiari a sostegno dell’agire dell’azienda, è possibile individuare alcuni altri elementi chiave per predisporre un processo di sostenibilità nella catena del valore che sia efficace e coerente. Un primo passo essenziale consiste nella definizione di strumenti formali, come il Codice Etico, che esplicita i principi di sostenibilità e i comportamenti attesi dall’impresa e dai suoi partner esterni. Questo documento, oltre a delineare i valori etici aziendali, stabilisce criteri chiari e vincolanti per guidare le relazioni con fornitori, clienti e altri stakeholder. Parallelamente, è fondamentale potenziare la consapevolezza interna, promuovendo attività di formazione e sensibilizzazionerivolte al personale e a tutti gli altri attori della filiera, in quanto solo attraverso l’adozione diffusa di pratiche sostenibili nella quotidianità operativa è possibile radicare una vera cultura della sostenibilità all’interno dell’organizzazione. In questo modo, la sostenibilità diventa un elemento trasversale e sistemico, integrato nei processi e nelle relazioni di business.
In conclusione, adottare pratiche sostenibili che coinvolgano l’intera catena del valore rappresenta una scelta strategica e imprescindibile per strutturare una strategia di sostenibilità aziendale che sia lungimirante e completa. Fermarsi alle operazioni proprie dell’organizzazione non permetterebbe di cogliere numerosi impatti e informazioni chiave che si verificano proprio nel processo che si realizza da monte a valle, lungo tutto il ciclo di vita del prodotto. Serve quindi cominciare a lavorare sulla diffusione di cultura e sulla raccolta di dati circa la propria value chain, comprendendone la morfologia e le caratteristiche, per poi compiere passi mirati ed efficaci per migliorarne la resilienza e le performance ESG.
Articolo redatto da Impronta Etica, Associazione senza scopo di lucro costituitasi nel 2001 per la promozione e lo sviluppo della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa (RSI).
29 Settembre 2025




