Alla scoperta dei vantaggi e delle criticità.
I “Soci Caffè” sono incontri bimestrali promossi da Impronta Etica per stimolare un confronto attivo e un proficuo scambio di esperienze, bisogni e soluzioni pratiche riguardo tematiche specifiche tra le aziende associate. Uno degli ultimi appuntamenti, svoltosi il 15 dicembre 2025, è stato dedicato all’analisi delle sfide e delle opportunità connesse ai modelli delle BCorp e delle Società Benefit.
Il dibattito su questi modelli d’impresa ha assunto una centralità crescente in Europa e in Italia, dove sempre più realtà integrano gli obiettivi economici con quelli sociali e ambientali, superando la logica del puro profitto o della semplice conformità normativa.
Le Società Benefit rappresentano una delle espressioni più avanzate di questa evoluzione: si tratta di una forma giuridica d’impresa introdotta in Italia con la legge n. 208 del dicembre 2015, che ha reso il nostro Paese il primo Stato sovrano al mondo a riconoscerla formalmente. Le imprese che adottano questo modello inseriscono nel proprio statuto l’impegno vincolante a perseguire una o più finalità di beneficio comune, affiancando alla produzione di valore economico la generazione di impatti positivi nei confronti dei propri stakeholder e della collettività.
Accanto a questo modello si collocano le imprese BCorp, organizzazioni che ottengono una certificazione privata lasciata dall’organizzazione non profit BLab, attraverso un processo di valutazione indipendente basato sul B Impact Assessment che, fino ad aprile 2025, si basava su un punteggio aggregato (da 0 a 200, con un minimo di 80 punti per la promozione) distribuito su cinque macro-aree: governance, lavoratori, comunità, ambiente e clienti. Tale struttura permetteva alle aziende di compensare eventuali carenze in un ambito con le eccellenze in un altro, tuttavia, nella primavera del 2025, B Lab ha introdotto nuovi e più rigorosi standard globali per aumentare la trasparenza e l’affidabilità del sistema, sostituendo il punteggio complessivo con requisiti minimi obbligatori per ciascuna area tematica. I criteri sono stati ampliati includendo temi come i diritti umani, l’equità, l’inclusione, la circolarità e l’azione climatica, potenziando l’interoperabilità con i bilanci di sostenibilità internazionali (GRI ed ESRS) e introducendo verifiche periodiche a tre e cinque anni. Nate negli Stati Uniti nei primi anni Duemila, le BCorp hanno trovato in Italia un terreno particolarmente fertile, infatti, nel 2025 le aziende certificate hanno superato quota 300. Parallelamente, le Società Benefit hanno registrato una crescita ancora più significativa: secondo i dati di Assobenefit, a metà 2025 erano 5.161 le imprese che avevano adottato questa forma giuridica a livello nazionale, con un forte radicamento in Emilia-Romagna, che già a fine 2024 contava 402 Società Benefit.
Il confronto tra i partecipanti al workshop ha fatto emergere diverse criticità legate al sistema BCorp: la principale tra queste risiede nella governance di B Lab, che concentra in sé il ruolo di legislatore, certificatore e verificatore, creando una sovrapposizione tra controllore e controllato. Questo aspetto genera diffidenza se confrontato con la solidità istituzionale delle Società Benefit italiane, soggette alla vigilanza pubblica dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). Inoltre, l’impostazione statunitense degli standard di B Lab fatica a valorizzare le specificità dei contesti locali, penalizzando ad esempio il modello delle cooperative europee.
Un altro limite riguarda la difficoltà di misurare scientificamente gli impatti intangibili, come il benessere organizzativo o la cultura aziendale; una debolezza che i nuovi standard del 2025 cercano di colmare per rendere i dati più chiari e comparabili all’esterno.
Nonostante le sfide però, i modelli analizzati offrono opportunità commerciali e reputazionali, in particolare per l’attrazione dei talenti. Diversi studi dimostrano infatti come le giovani generazioni tendano a scegliere il proprio luogo di lavoro in base alla coerenza valoriale dell’impresa, e sia la certificazione BCorp sia lo status di Società Benefit offrono una prova tangibile di questo impegno. Di conseguenza, tali strumenti migliorano il posizionamento sul mercato, coinvolgendo anche le funzioni commerciali che diventano veri e propri ambasciatori della sostenibilità aziendale.
Infine, intraprendere questo cammino stimola la nascita di una cultura della sostenibilità solida e condivisa, che coinvolge il management e i dipendenti in una pianificazione di lungo periodo. Modificare lo statuto aziendale per inserire la creazione di valore condiviso permette inoltre di ridefinire le priorità strategiche, allontanando il rischio di un approccio superficiale o burocratico.
Non da ultimo, l’ingresso nella community delle BCorp apre le porte a un ecosistema di realtà affini, favorendo dinamiche di scambio, contaminazione e innovazione sostenibile.
In conclusione, la trasformazione in Società Benefit e la successiva certificazione non devono essere vissute come un mero traguardo formale fine a sé stesso, ma come una preziosa leva per rimettere al centro i valori e ripensare il senso più profondo del fare impresa. È importante oggi tenere a riferimento per l’integrazione della sostenibilità in azienda, il framework legislativo definito dalle norme europee e globali, andando a fare leva su questi preziosi strumenti e percorsi per avvicinarsi sempre di più ad un modello di business sostenibile, responsabile e resiliente.
Articolo redatto da Impronta Etica, Associazione senza scopo di lucro costituitasi nel 2001 per la promozione e lo sviluppo della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa (RSI).
30 Giugno 2026




