Cooperazione, sostenibilità e trasformazione digitale al centro del confronto internazionale.
Dal 19 al 23 gennaio 2026, la cittadina svizzera di Davos è tornata a essere il centro simbolico del confronto globale con l’annuale incontro del World Economic Forum. Oltre 2.500 leader provenienti da governi, imprese, società civile e mondo accademico hanno partecipato all’edizione 2026 del Forum, riuniti sotto il tema “Uno spirito di dialogo”. Tra loro, capi di Stato e di Governo, Ministri e rappresentanti di organizzazioni internazionali, hanno dato vita ad intense giornate di dialogo diplomatico, in un contesto internazionale segnato da profonde fratture geopolitiche.
Il primo ministro canadese Mark Carney, nel corso dei lavori, ha affermato: «Affrontiamo attivamente il mondo così com’è, non aspettiamo il mondo ideale che vorremmo che fosse». Una dichiarazione che ha sintetizzato lo spirito pragmatico dell’edizione 2026, il cui obiettivo non era quello di fornire soluzioni immediate, ma di creare le condizioni per un confronto autentico tra attori spesso polarizzati. Infatti, coerentemente con il Global Risk Report, il tema dominante e filo conduttore dei lavori è stato il dialogo, evocato non come formula retorica ma come necessità strutturale per affrontare un mondo attraversato da tensioni geopolitiche crescenti, competizione tecnologica, conflitti regionali e frammentazione commerciale, che hanno portato la tradizionale fiducia nelle Istituzioni multilaterali ad un indebolimento costante e profondo.
Proprio per questo, a Davos si è discusso di nuove forme di cooperazione adattate all’era attuale come accordi flessibili, partenariati pubblico-privati, coalizioni tematiche su temi caldi come ad esempio la tecnologia, la crisi climatica e la sicurezza sanitaria. L’incontro annuale, pur non avendo fornito risposte definitive, ha facilitato un processo: permettere a governi e imprese di riconoscere la profondità delle divergenze e, al contempo, la necessità di spazi comuni di azione.
Tra i protagonisti assoluti del Forum 2026 vi è stata anche l’intelligenza artificiale. L’IA è stata infatti descritta come una leva potenzialmente decisiva per la crescita della produttività e la trasformazione dei modelli economici. Molti interventi hanno sottolineato come l’automazione avanzata, l’analisi predittiva e i sistemi generativi possano rafforzare competitività, innovazione e qualità dei servizi. Tuttavia, l’entusiasmo è stato accompagnato da una riflessione critica: senza investimenti mirati in competenze e riqualificazione professionale, l’IA rischia di amplificare le disuguaglianze e le fratture esistenti, sia tra Paesi sia all’interno delle singole società. Inoltre, sono state evidenziate numerose vulnerabilità emergenti: dalle minacce informatiche, come attacchi hacker e cyber-spionaggio, all’uso distorto delle tecnologie digitali, sfruttate per finta informazione propagandistica e sistemi non leciti di sorveglianza e controllo degli individui, ledendo alla loro privacy e libertà. Riguardo a quest’ultimo tema la parola chiave è stata “governance”: per rendere l’adozione dell’IA sostenibile, è necessario investire in infrastrutture adeguate, regole condivise e sistemi di controllo capaci di coniugare innovazione e tutela dei diritti. Anche in questa occasione, il Forum ha ribadito il ruolo cruciale della cooperazione internazionale nel definire Standard comuni.
Accanto alla tecnologia, il Forum ha dato molto spazio e importanza alle discussioni sulle persone, più precisamente sul così definito investimento nell’essere umano. È stato subito evidenziato sin dalle prime sessioni come salute, istruzione, competenze e lavoro rappresentino i pilastri della prosperità futura. Il dibattito sul tema è partito dall’analisi dell’epoca che stiamo attualmente vivendo, caratterizzata da trasformazioni rapide, giungendo alla conclusione che la competitività dei Paesi dipenderà sempre più dalla qualità del capitale umano e dalla capacità di aggiornare le competenze lungo tutto l’arco della vita professionale. Infatti, investire nell’essere umano non è stato presentato solo come un imperativo etico, ma come una scelta strategica: senza coesione sociale, senza un accesso equo alle opportunità e senza sistemi di protezione adeguati, anche la crescita economica più dinamica rischia di essere fragile e instabile. È stata quindi ribadita l’urgenza di politiche pubbliche e investimenti privati che favoriscano una crescita inclusiva, riducendo polarizzazioni sociali e territoriali.
In questo quadro si inserisce anche il tema della preparazione a future pandemie, affrontato con maggiore consapevolezza rispetto al passato. I partecipanti hanno riconosciuto che la comunità internazionale non è ancora adeguatamente pronta a fronteggiare e soprattutto gestire nuove crisi sanitarie globali, soprattutto in un contesto aggravato dai cambiamenti climatici costanti e dalle fragilità di molti sistemi sanitari. Il rafforzamento delle infrastrutture sanitarie, la condivisione dei dati e il coordinamento internazionale sono stati indicati come elementi imprescindibili per evitare che una futura emergenza si trasformi in uno shock sistemico paragonabile a quello vissuto con la pandemia di Covid-19.
Inoltre, a Davos è emerso un quadro dell’economia globale segnato da forti tensioni e complessità. Guardando agli ultimi anni, caratterizzati dalla pandemia, dalle crisi energetica e finanziaria e conflitti geopolitici, hanno messo sotto pressione il sistema internazionale. Allo stesso tempo però, diversi interventi hanno riconosciuto una certa capacità di resilienza e adattamento dei sistemi produttivi, che hanno comunque dimostrato di poter trovare nuovi equilibri. Una resilienza che però non cancella i segnali di stress ancora evidenti come i livelli elevati di debito pubblico e privato, la volatilità dei mercati e i rallentamenti della crescita in diverse aree del mondo. Per questo a Davos è emersa con forza l’esigenza di promuovere una crescita più equa e inclusiva, capace di rafforzare la stabilità economica e di distribuire benefici e opportunità in modo più bilanciato.
Infine, le questioni ambientali, pur non rappresentando il cuore dell’edizione 2026, hanno attraversato trasversalmente numerose sessioni, configurandosi come dimensione strutturale del dibattito economico. Alcuni temi nello specifico sono stati discussi come condizioni abilitanti per una prosperità di lungo periodo, come la transizione energetica, la riconfigurazione dei sistemi alimentari in chiave sostenibile e l’orientamento della crescita entro i cosiddetti “confini planetari”, ovvero i limiti ecologici entro cui l’attività umana può svilupparsi senza compromettere la stabilità dei sistemi naturali. Tuttavia, ad oggi appare chiaro come questi limiti siano in realtà già stati superati, in particolare rispetto al riscaldamento globale, perdita di biodiversità e inquinamento chimico.
Fondamentalmente, la conclusione finale emersa consiste nel fatto che la sostenibilitànon rappresenti un vincolo allo sviluppo, ma un presupposto strategico di ogni politica di lungo periodo. Imprese e Governi hanno quindi confrontato approcci diversi: investimenti in rinnovabili, finanza sostenibile, innovazione agricola e gestione efficiente delle risorse naturali, e il messaggio condiviso nelle varie discussioni è che la finestra temporale per un’azione efficace si sta restringendo e la collaborazione pubblico-privata sarà determinante.
L’edizione 2026 del Forum non ha quindi prodotto dichiarazioni vincolanti né soluzioni immediate, ma ha offerto qualcosa di altrettanto rilevante: uno spazio in cui attori profondamente frammentati hanno potuto riconoscere le proprie divergenze e, allo stesso tempo, la necessità di costruire terreni comuni per affrontare le questioni più urgenti del nostro tempo. E, come suggerito dalle parole di Carney, affrontare il mondo per quello che è con realismo e responsabilità, rappresenta forse il primo passo per trasformarlo.
Maggiori informazioni sono disponibili al seguente link.
Articolo redatto da Impronta Etica, Associazione senza scopo di lucro costituitasi nel 2001 per la promozione e lo sviluppo della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa (RSI).
2 Marzo 2026




