Oltre i confini: costruire catene di valore per superare le sfide.
La Tappa Bolognese del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale 2026 si è svolta il 31 marzo presso il DAS (Dispositivo Arti Sperimentali) di Bologna, confermandosi come uno degli appuntamenti territoriali più rilevanti nel panorama nazionale dedicato all’evoluzione della responsabilità sociale d’impresa. Organizzata da Impronta Etica in collaborazione con SCS Consulting, la mattinata si è inserita nel quadro dell’edizione 2026 del Salone, guidata dal tema “Andare Oltre”, e ha proposto una riflessione rispetto a diversi punti di vista sulla sostenibilità nella catena del valore, intesa come ambito strategico in cui le imprese sono chiamate a ripensare il proprio ruolo.
I lavori si sono aperti con gli interventi di Rossella Sobrero, Gruppo promotore Il Salone della CSR, Giuseppina Gualtieri, Presidente di Impronta Etica e Simona Ceccarelli, Head of Area Sostenibilità SCS Consulting, che hanno delineato il contesto in cui si inserisce il tema della giornata, sottolineando la necessità di superare approcci limitati alle singole organizzazioni per abbracciare una visione più ampia e sistemica. In un contesto caratterizzato da complessità crescente e da un certo rallentamento normativo a livello europeo, è emersa con forza l’idea che la sostenibilità non possa più essere affrontata come un esercizio individuale, ma debba svilupparsi lungo le relazioni di filiera, coinvolgendo tutti gli attori che contribuiscono alla creazione di valore.
Questa prospettiva è stata approfondita da Matteo Mura, Professore Ordinario Dipartimento di Scienze Aziendali Università di Bologna e Direttore Centro per la Sostenibilità e i Cambiamenti Climatici Bologna Business School, che ha offerto una lettura strutturata del ruolo delle catene del valore come abilitatori delle transizioni verso la sostenibilità. Il suo intervento, infatti, ha avuto l’obiettivo di evidenziare come la sostenibilità non possa essere affrontata come un aspetto lineare, ma come una sfida complessa e multidimensionale, di lungo periodo, che attraversa diversi ambiti e confini organizzativi, oggi sempre più fluidi e interconnessi. A partire da questa prospettiva, uno dei rischi principali risulta essere quello di un’applicazione della sostenibilità “business-as-usual”, fatta di azioni singole che non tengono conto del quadro complesso e incapaci di generare trasformazioni profonde.
È invece necessario guardare alla sostenibilità come ad un elemento intrinseco dell’identità e dei comportamenti aziendali, immaginandola come la lente con cui approcciare ogni agito dell’impresa. La sostenibilità deve diventare pilastro fondamente dell’organizzazione, modificandone il modo virtuoso il modello di business.
Inoltre, il Professor Mura ha mostrato come le catene del valore rappresentino uno spazio chiave per attivare cambiamenti sistemici, attraverso il superamento del concetto di “chain liability”, secondo cui la responsabilità ricade unicamente sull’impresa capofila, a favore di un approccio di “shared responsibility”, che vede tutti gli attori della catena del valore collaborare insieme per il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità corali che consentano a tutti di trarre beneficio competitivo e strategico. Il keynote ha quindi restituito un messaggio chiaro quanto necessario: costruire catene del valore sostenibili significa rafforzare la resilienza dei sistemi economici, sviluppando capacità di lettura delle interdipendenze e promuovendo modelli di collaborazione capaci di generare impatti positivi diffusi.
Il confronto si è poi sviluppato attraverso due tavole rotonde che hanno permesso di approfondire il tema da prospettive complementari. La prima, dedicata alla sfida per le imprese e al ruolo della value chain come driver di sviluppo, è stata introdotta e coordinata da Alice Molta, Coordinatrice di Impronta Etica, e ha visto gli interventi di Elisa Dellarosa, Head of Corporate Governance and Sustainability di Crédit Agricole Italia, Matteo Zompa, Director Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna, e Myriam Finocchiaro, Communication, External Relations and Sustainability Manager di Granarolo, organizzazione socia di Impronta Etica.
Dal dialogo è emersa con chiarezza la complessità crescente nella gestione delle filiere, in particolare in settori come l’agroalimentare, dove fattori climatici e geopolitici stanno modificando profondamente i modelli produttivi e i costi delle materie prime. Di conseguenza, la gestione della catena del valore richiede strumenti più evoluti di gestione, mappatura e raccolta dati, supportati da processi di digitalizzazione e da investimenti nelle competenze, come dimostrano le iniziative di formazione rivolte agli operatori della filiera. Allo stesso tempo, è emerso il ruolo dell’innovazione e degli investimenti in sostenibilità nella costruzione di ecosistemi produttivi più resilienti, così come la funzione abilitante del sistema finanziario nel supportare la transizione ESG delle imprese, in particolare delle PMI, favorendo accesso al credito, maggiore trasparenza e modelli di collaborazione lungo la filiera, come nel caso delle soluzioni di supply chain finance.
La seconda tavola rotonda, dedicata alla dimensione territoriale e al ruolo delle relazioni come leva abilitante, è stata coordinata da Daniela Longo, Senior Manager Area Sostenibilità di SCS Consulting, e ha coinvolto Sergio Lo Giudice, Capo di gabinetto del Sindaco Comune di Bologna, Simone Fabbri, Responsabile Relazioni Esterne e Sostenibilità di Legacoop Bologna e Giovanni Melli, Presidente di CIVIBO (Cucine Popolari). Il confronto ha evidenziato come la sostenibilità delle filiere sia strettamente legata alla capacità di costruire reti territoriali solide e partecipate. Le Istituzioni locali svolgono un ruolo chiave nell’attivare alleanze tra pubblico, privato e Terzo settore, mentre il modello cooperativo e le logiche di mutualismo emergono come strumenti efficaci per redistribuire valore lungo i processi produttivi e rafforzare la resilienza dei sistemi locali. Allo stesso tempo, è stata sottolineata l’importanza di radicare le strategie nei territori, valorizzando comunità, relazioni e bisogni sociali, anche attraverso esperienze concrete di rete come quelle legate al contrasto allo spreco alimentare e alla costruzione di servizi di welfare comunitario.
All’interno di questo percorso di riflessione si è inserita, come parte conclusiva dell’evento, la presentazione del report “Catena del valore: la nuova frontiera della sostenibilità integrata”, illustrato da Giorgia Vernocchi, Project Manager di Impronta Etica. Documento che rappresenta l’esito di un laboratorio sviluppato nel corso del 2025 con le imprese associate e racconta come le aziende si siano messe in gioco per condividere criticità e sfide legate alla gestione della value chain, con l’obiettivo di trasformare rischi estesi in opportunità di crescita e innovazione.
Attraverso il lavoro svolto, emerge con chiarezza come la catena del valore rappresenti oggi uno degli ambiti più complessi ma anche più strategici per l’integrazione dei criteri ESG. Le imprese coinvolte hanno evidenziato che le difficoltà maggiori vengono riscontrate in rapporto alla definizione dei confini della filiera e al monitoraggio dei fornitori indiretti, soprattutto in relazione a temi come le emissioni, i diritti umani e le condizioni di lavoro, ma hanno anche riconosciuto come una gestione più consapevole di questi aspetti possa generare benefici in termini di efficienza, resilienza e competitività. In questo senso, la sostenibilità si configura sempre più come una leva capace di ottimizzare i processi e rafforzare la capacità delle aziende di affrontare contesti incerti.
La Tappa Bolognese ha così restituito l’immagine di un sistema in evoluzione, in cui la collaborazione lungo la catena del valore diventa il presupposto per costruire modelli di sviluppo sostenibili e duraturi, confermando che “andare oltre” significa oggi ampliare lo sguardo e agire in modo coordinato lungo tutte le dimensioni dell’attività economica.
Articolo redatto da Impronta Etica, Associazione senza scopo di lucro costituitasi nel 2001 per la promozione e lo sviluppo della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa (RSI).
4 Maggio 2026




